Scalpello
Questa volta celeste Nunzia di sentieri appare Ma anche tela, ove disegnare Cos’è la mente, scalpello o pennello? IL SECONDO! diran loro E mentre scrivo con imperlate membra Io concordo Ma non è forse sudata Anche la fronte dello scopritore? E ancor più ora Adiacenti alla fine Il quesito rimane È l’ispirazione a spirare O l’opera che una volta libera Fugge
La poesia apre con la mente come spazio doppio (cielo che orienta, tela che accoglie). Da subito la domanda, la mente è scalpello o pennello? Strumento che rivela ciò che è già nascosto nella materia, o strumento che inventa dal nulla su una superficie vuota?
Tutti rispondono pennello, la creatività come libertà, come gesto puro. E il poeta, mentre scrive, concorda. Ma con un'incrinatura, anche lo scopritore suda. Anche chi non inventa ma trova (il geologo, l'esploratore, lo scienziato) fatica, patisce, si consuma. Allora forse la distinzione tra creare e scoprire è meno netta di quanto si creda.
Il quesito non si risolve, cosa provoca la fine dell'opera?